Una civiltà unitaria

Civiltà unitaria

Maccagno ha una storia antichissima e nobile. Narra la leggenda, che nel 962, Ottone I fosse sbarcato in quello che allora era un piccolo villaggio di pescatori e artigiani, alla servitù dei conti Mandelli, Maccagno Inferiore.
Vi avrebbe trovato rifugio e ospitalità lungo la via del ritorno dalla vittoriosa campagna d'Italia. In segno di gratitudine concesse l'indipendenza del feudo e il diritto di fregiarsi del titolo di Corte imperiale. Di fatto la concessione imperiale va posticipata al 1220, ma è vero che Maccagno Inferiore fu un minuscolo stato libero, in un circondario di vassalli. L'autonomia si perpetuò per secoli, sino al 1800, quando Napoleone in persona si premurò di annullare anche questo antico privilegio. Per secoli i Mandelli dominarono a lungo e incontrastati il paese, la cui storia risulta legata a doppio filo alle vicende della famiglia. Un dominio che portò anche alcuni rilevanti benefici economici, come quando Giacomo Mandelli ottenne da Carlo V nel 1536 il diritto di tenervi il mercato, privilegio che avrebbe poi causato numerose lotte con la vicina Luino. Addirittura nel 1621, Ferdinando II concesse al paese il diritto di battere moneta. Nacque così la Zecca di Maccagno, che durò fino al 1668 ed ebbe la sua sede sul lato settentrionale di piazza Roma. Dalla piana alluvionale del torrente Giona si sale fin sulle montagne della Valveddasca e del Lago Delio. I villaggi di montagna, che un tempo vedevano migranti partire, cercando lavoro come cuochi, artieri del legno, imbianchini, capimastri e, non di rado, architetti, oggi sono luoghi privilegiati per una serena villeggiatura. Queste frazioni mostrano una continuità di cultura. La storia, fatta anche di fatica e sacrifici, ha disegnato il paesaggio e le sue comunità, unificandole. Tra folklore e tradizione, gli abitanti del lago e della montagna oggi rivivono momenti del loro passato, celebrando riti e feste. Suoni antichi, gesti di mestieri tradizionali, sfilate in abiti medievali, tornano ad animare piazze, vicoli e cortili, con grande apprezzamento dei turisti.

testi: Roberto Stangalini

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